Burnout

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Il termine Burnout in italiano si può tradurre con “bruciato”, “scoppiato”, “esaurito”.  E’ generalmente definito come una sindrome di esaurimento emotivo, di depersonalizzazione e derealizzazione personale, che può manifestarsi particolarmente nelle professioni che prevedono implicazioni relazionali molto accentuate, come le professioni di aiuto ( infermieri,  medici,  insegnanti, assistenti sociali,  vigili del fuoco, ecc). La sindrome da Burnout è l’esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone quando sono presenti eventi stressanti eccessivi e non si riesce a rispondere  in maniera adeguata agli alti carichi di stress che il lavoro comporta.  E’ una sindrome multifattoriale caratterizzata da un rapido decadimento delle risorse psicofisiche e da un peggioramento delle prestazioni professionali. Continua a leggere “Burnout”

Il cambiamento in psicoterapia

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Carl Rogers descrive il processo di cambiamento nel corso della terapia soprattutto dal punto di vista dell’esperienza del cliente e spiega la modificazione e la crescita della personalità facendo riferimento ad una forza di base presente nelle persone, definita “tendenza attualizzante”, corrisponde ad un movimento finalizzato alla realizzazione delle potenzialità dell’individuo. Il fine della terapia è creare le condizioni favorevoli che permettano a questa forza di operare per consentire alla persona di muoversi verso la propria autorealizzazione. Continua a leggere “Il cambiamento in psicoterapia”

La biga alata, Freud e le funzioni dell’Io

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“Si raffiguri l’anima come la potenza d’insieme di una biga alata e di un auriga. Ora tutti i cavalli degli dèi e i loro aurighi sono buoni e di buona razza, ma quelli degli altri esseri sono un po’ sí e un po’ no. Innanzitutto, per noi uomini, l’auriga conduce la biga; poi dei due cavalli uno è nobile e buono, e di buona razza, mentre l’altro è tutto il contrario ed è di razza opposta. Di qui consegue che, nel nostro caso, il compito di tal guida è davvero difficile e penoso”. (Platone, Fedro)

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Porsi le Domande giuste – Donne che corrono coi Lupi

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“Donne che corrono coi lupi” è un saggio di psicologia femminile  incentrato sull’archetipo della Donna Selvaggia e le tappe fondamentali nello sviluppo del proprio femminile, quei momenti cruciali e decisivi che tutte viviamo in un modo o nell’altro. Clarissa Pinkola Estés è analista junghiana, studiosa di etnologia, e anche cantadora e utilizza le storie in terapia con le sue pazienti. Il mito o la fiaba  contiene tutte le istruzioni di cui una donna ha bisogno per il suo sviluppo psichico,  attraverso le storie  le donne possono riavvicinarsi  alla loro vera natura, che spesso è schiacciata dalle incombenze quotidiane, dai ruoli sociali, dalle aspettative altrui, mentre il bisogno primario per stare bene con se stesse è poter essere libere, più consapevoli  di sè e più pronte ad affrontare le vicissitudini della vita senza lasciarsene sommergere.  Le storie mettono in moto la vita interiore, e questo è particolarmente importante quando la vita interiore è spaventata o bloccata, “sono medicine, disseminate di istruzioni che ci guidano nelle complessità della vita”. La fiaba rende manifesti i pericoli, indicando al contempo come salvarsi da essi,  le storie sono un’arte curativa, sono medicine, balsamo potente,  attraverso di esse, “maneggiamo energia archetipica” che porta a cambiamenti. Continua a leggere “Porsi le Domande giuste – Donne che corrono coi Lupi”

Fare psicoterapia è come stare sotto un cielo stellato

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Un aspetto molto gradevole dell’essere psicoterapeuta è la possibilità di avere a che fare con molte persone, molto diverse tra loro, in un contesto speciale che consente una visione approfondita, vera, vicina, toccante, fuori dai classici schemi della vita quotidiana. Ogni persona entra nella stanza della psicoterapia con qualcosa da insegnare, qualche sfumatura non ancora vista, con qualche angolazione di veduta particolare, insolita, curiosa, che accende un piccolo fuoco, magari sopito in un angolino buio fino ad allora, ed è una spinta interna che prende forma, uno sguardo privilegiato sui mille volti dell’intelletto, le sue sottigliezze, le sue astuzie, che spesso destano stupore, fascinazione e ammirazione. Continua a leggere “Fare psicoterapia è come stare sotto un cielo stellato”

padre e figlia psicologia

Il giudizio del padre e l’impatto di questo giudizio sulla costruzione della femminilità sono temi molto studiati in psicologia. E’ difficile diventare una donna completa, a proprio agio con la propria identità femminile, senza aver ricevuto lo sguardo ammirato e narcisizzante del primo uomo, il padre.

La complicità padre-figlia è manifesta in tenera età, mentre durante l’adolescenza solitamente l’espressione è più limitata anche a causa dei conflitti che in questa fase si fanno più accentuati; le figlie femmine tendono ad essere più controllate dai genitori rispetto ai figli maschi, e in questa fase il dialogo tra padre e figlia diminuisce, aumenta invece quello con la madre con cui le figlie tendono a confidarsi più volentieri.

Per la bambina, comunque, sentirsi amata dal padre è una importante risorsa, permette di superare il trauma della differenza tra i sessi e getta le basi per lo sviluppo del suo narcisismo femminile. Dal canto loro, le figlie, insegnano  la “lingua materna” al padre, cioè lo rendono partecipe di quel processo attraverso cui madre e bambino entrano in contatto, fin da subito, è un linguaggio basato sula fisicità, sulla biologia, sul contatto, in cui il padre tende ad inserirsi in un modo diverso, orientandosi più nel guidare il bambino verso l’esplorazione del mondo.  Il padre come funzione paterna introduce cambiamenti di ritmi rispetto alla modalità materna, e lo fa diversamente rispetto ad un figlio maschio, la figlia femmina comunica molto di più le sue esigenze e le sue preferenze. La bambina è più attiva nel farsi capire dal padre, dove invece il maschietto si muove più per somiglianza.

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