Una cura fatta di parole

psicoterapia una cura fatta di parole

La psicoterapia è una cura fatta di parole: due persone si incontrano regolarmente, e parlano. Ma il tessuto di cui è fatto questo dialogo è molto complesso, si mettono in moto processi profondi, sia consci che inconsci, legati allo specifico modo di stare in seduta di “quel paziente con quel terapeuta”.

“Con le parole un uomo può rendere felice l’altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli allievi, con le parole l’oratore trascina con sé l’uditorio e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo comune con il quale gli uomini si influenzano tra loro. Non sottovaluteremo quindi l’uso delle parole nella psicoterapia” (S. Freud).

Il compito del lavoro psicologico non è quello di trovare soluzioni, né tanto meno di dare consigli o indicazioni di comportamento, si tratta piuttosto di andare a vedere come operano certe difese mentali che causano blocchi limitando la vita del paziente in diversi modi. Molti pensano che sia simile al parlare con un buon amico, ma non è affatto così: il processo è di gran lunga più complesso, la formazione del terapeuta gli consente di non “prendere parte” ai conflitti in atto, come invece farebbe qualsiasi persona, anche se con buone intenzioni, che però è coinvolta nella vita del paziente.

“Siete male informati se supponete che l’influsso dell’analisi sia espressamente diretto a consigliare e a guidare nelle faccende della vita. Al contrario, noi respingiamo per quanto ci è possibile la parte di mentori, poiché ciò che più ci interessa è che l’ammalato prenda da sé le sue decisioni” (S. Freud).

Il compito è  prima di tutto creare uno spazio accogliente nella mente del terapeuta che consenta al paziente di mostrarsi, e conoscersi, per come è. Un buon terapeuta è capace di trasmettere ai suoi pazienti la sensazione di essere accettati e apprezzati per quello che sono: la base dell’alleanza terapeutica, un  fattore decisivo per la buona riuscita di una terapia.

Un lavoro psicologico è efficace non quando fa cambiare le cose esterne, ma quando aiuta a sviluppare la capacità interiore di mettersi in relazione con l’esterno e con l’interno, allargando le capacità di ricevere. Il compito non è eliminare i conflitti ma aiutare la persona ad affrontarli. La spinta interna del clinico quindi è di “prendersi cura” dell’altro, sapendo contenere e affiancare il paziente nel lavoro di riflessione, il compito è di pensare e di far pensare. Non si intende pensare in un modo razionalistico, ma in senso più ampio, comprendendo il sentire, questo è il senso dell’espressione “essere in contatto” con il paziente.

“Nel far procedere l’inconscio fino alla coscienza, noi aboliamo le rimozioni, eliminiamo le condizioni per la formazione dei sintomi, trasformiamo il conflitto patogeno in un conflitto normale che deve trovare in qualche modo una risoluzione. Ciò che provochiamo nel malato non è altro che questo unico mutamento psichico […] Ma forse siete vi siete immaginati il processo di guarigione di un nervoso come qualcosa di diverso: che, dopo essersi sottoposto al faticoso lavoro di una psicoanalisi, egli diventi un altro uomo e poi tutto il risultato sarebbe che egli ha in sé un po’ meno di inconscio e un po’ più di conscio rispetto a prima. Il fatto è che probabilmente voi sottovalutate l’importanza di un simile mutamento interiore. Il nervoso guarito è diventato davvero un altro uomo, ma in fondo, naturalmente, è rimasto lo stesso; ossia, è diventato quale avrebbe potuto diventare, a dir molto, nelle condizioni più favorevoli” (S. Freud).

Un obiettivo della psicoterapia  è il sollievo sintomatologico a lungo termine, associato a un cambiamento duraturo nelle strutture psicologiche.  L’aspettativa che il terapeuta abbia “la risposta” e debba comunicarla al paziente, dall’alto, è molto lontana da ciò che accade in terapia.  Si tratta piuttosto di collaborare, con sguardi diversi, con competenze diverse, ad una ricerca comune. I pazienti imparano che è la comprensione di sé, invece che ricevere saggezza, il mezzo per raggiungere il cambiamento. Il paziente grazie a questo lavoro fa esperienza della capacità recettiva del terapeuta, potrà così interiorizzare un metodo, che servirà ad acquisire e mantenere uno spazio ricettivo dentro di sé, questo consentirà il  cambiamento psichico, una maggiore conoscenza di sé, un senso di autenticità.

Freud,  Introduzione alla psicoanalisi, Bollati Boringhieri, 2004
Blandino, Le capacità relazionali, Utet, 2009
Jones, L’azione terapeutica, Cortina, 2008

 

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