La preoccupazione materna primaria

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Il concetto di holding indica una delle principali funzioni che il caregiver esercita nella relazione con il bambino: il contenimento, l’abbracciare, il tenere tra le braccia.
L’essenza dell’esperienza del bambino sta nella dipendenza dalle cure materne che forniscono un ambiente che sostiene, entro cui il figlio è contenuto e sperimentato. Winnicott usa il termine “contenimento” intendendo in senso esteso tutto ciò che la madre è e fa in questo periodo. Questa funzione è naturale in una madre per la sua preoccupazione materna primaria, e si basa sull’empatia e non sulla comprensione razionale.
Nella primissima fase dopo la gravidanza il bambino “non esiste” da solo, ma solo in quanto strettamente legato alla madre che se ne prende cura, poi progressivamente, attraverso processi maturativi passa dalla non integrazione all’integrazione, diventa un’unità.
La madre ha il compito di adattarsi seguendo lo sviluppo del bambino ai suoi specifici bisogni, immergendosi prima totalmente nel rapporto con lui, per poi gradualmente adattarsi un po’ meno, consentendo di essere vissuta come una persona separata dal bambino. La fase di preoccupazione materna primaria é una condizione necessaria di elevata sensibilità che permette l’adattamento sensibile e delicato ai primi bisogni del bambino. Winnicott la descrive  quasi come una malattia: la madre deve essere sufficientemente sana per “ammalarsi” e poi deve “guarire” una volta che il bambino ha meno bisogno dell’adattamento materno.
“L’ambiente facilitante può essere descritto come un supporto (holding) in continua evoluzione, che si sviluppa nell’ambito di un contatto manipolatorio (handling) cui si aggiunge la presentazione dell’oggetto (object presenting)”.
La funzione di holding   è una funzione dinamica, strettamente connessa alla fasi dello sviluppo infantile: a partire dal contenimento protettivo e ancorato nel corpo che il bambino sperimenta “nell’abbraccio”, può compiere poco alla volta il passaggio dalla dipendenza assoluta, a una dipendenza relativa fino all’interdipendenza. In una fase iniziale la madre non può essere frustrante; successivamente, mentre aumenta la percezione del bambino di  essere un individuo separato, piccole frustrazioni  portano alla progressiva strutturazione dell’Io.
Un buon contenimento e una buona manipolazione facilitano i processi maturativi. Questo complesso processo di sviluppo, fortemente ancorato al rapporto madre-bambino,  porta all’acquisire un senso di integrazione dell’Io, di confini della propria psiche e del proprio corpo e il senso di realtà.
La madre “sufficientemente buona”, sufficientemente empatica, é in grado di identificarsi con i bisogni del bambino, di comprendere i suoi stati di malessere o benessere, di dare ad essi un significato, ponendo basi solide per il suo sviluppo.
Se tale funzione è carente, la madre sarà incapace di rispondere in modo adeguato alle emozioni negative del bambino. Se i fallimenti nelle cure materne sono eccessivi e ripetuti al bambino viene impedita l’esperienza strutturante di essere un individuo e di scoprire  e riscoprire l’ambiente; sperimenta l’ambiente come non sintonizzato coi suoi ritmi e i suoi bisogni, ne percepisce la pressione e questo apre la strada allo sviluppo di un falso Sè.
La salute mentale, nel pensiero di Winnicott, è il prodotto delle cure materne ininterrotte che permettono lo sviluppo emozionale e il senso di essere dell’individuo, ed è connessa al rapporto del soggetto con l’ambiente sufficientemente buono. Il sintomo invece è visto come una richiesta di aiuto del soggetto verso l’ambiente che avrebbe dovuto prendersi cura di lui, l’individuo col suo sintomo va alla ricerca delle esperienze relazionali che gli sono mancate e ritrovarle è essenziale per riprendere la propria crescita emotiva.

 

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