Autostima : una buona immagine di sé

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L’autostima può essere definita in termini generali come la considerazione che un individuo ha di se stesso; si mantiene costante nel tempo ed è piuttosto difficile cambiarla anche se le prove oggettive smentiscono l’opinione che la persona si è fatta.
I nostri pensieri, le nostre convinzioni, le  nostre aspettative  condizionano i nostri comportamenti: “siamo ciò che pensiamo”, diventiamo ciò che  crediamo di essere.
Siamo continuamente impegnati nell’elaborare valutazioni sul mondo e su noi stessi.
La capacità di valutare ci offre una guida, una mappa per orientarci, rende efficaci i nostri comportamenti, ci serve per sapere cosa è buono e cosa è cattivo, quanto lo è e per quale motivo.
Le valutazioni che facciamo su noi stessi però, hanno un’importanza particolare; non potremmo ciò che dipende da noi da ciò che dipende dalle circostanze esterne, quindi non potremmo agire in modo adattivo ponderando le probabilità di successo in un dato compito, rispetto ai mezzi a nostra disposizione e alla situazione. di solito le domande su noi stessi le poniamo in modo implicito; quasi tutto quello che ci capita ha una lettura autovalutativa, con lo scopo di capire ” se e quanto valiamo” in senso oggettivo, e di  capire se siamo come ci piacerebbe essere.
Ci mettiamo spesso alla prova per capire come siamo fatti, il nostro valore, le nostre capacità, tuttavia è difficile essere davvero obiettivi nei nostri giudizi, esiste infatti una tendenza a confermare le proprie opinioni piuttosto che a disconfermarle. In base alle aspettative che abbiamo, quindi, che possono anche essere negative, si va alla ricerca di dati che le confermino, trascurando quelli contrari.
Cerchiamo di piacere agli altri, per costruire relazioni positive ed appaganti, e cerchiamo di piacere a noi stessi perché altrimenti soffriamo. Molte emozioni negative come ansia, senso di colpa, sentimenti depressivi  e vergogna si collegano proprio a una bassa autostima.
Invece la fiducia in noi stessi ci dà la spinta a prendere iniziative, ci consente di migliorarci affrontando nuove sfide, imparando dai nostri errori,  e rendendoci più costanti e tenace nell’ottenere i risultati desiderati.

Idealmente sarebbe ottimale una leggera sopravvalutazione di sé, che consenta di impegnarsi in compiti nuovi, quindi di progredire. Mentre una eccessiva svalutazione causa vissuti depressivi , e una eccessiva sopravvalutazione porterebbe ad intraprendere azioni troppo ambiziose o rischiose.
Quando il divario tra autovalutazione che facciamo di noi stessi e livello di aspirazioni su come vorremmo essere non è troppo marcato c’è equilibrio: una sana autostima e un buon adattamento.
Bisogna considerare anche il divario tra ciò che siamo e ciò che gli altri vorrebbero che fossimo, anche se le aspettative altrui hanno meno rilevanza delle nostre nel determinare l’autostima. concorrono però a formare il concetto di sé quindi possono diventare nostre aspirazioni nel corso dello sviluppo.

  • Le persone con una buona autostima di fronte ad una prova sono in genere sicure di sé, sentono di avere buone probabilità di successo, e anche di fronte a dei fallimenti tendono a pensare che in futuro andrà meglio. Le sfide sono viste come stimolanti occasioni di crescita. Le persone con una buona autostima non si lasciano influenzare troppo dai giudizi altrui, mantengono la loro visione di se stessi anche se ricevono delle critiche.
  • Le persone con una bassa autostima di fronte ad una prova sono solitamente ansiose e preoccupate, hanno molti dubbi sulla possibilità di riuscire e anche se ottengono risultati positivi sono più propensi a non farli propri, restano anzi un po’ sorpresi, e si prefigurano futuri fallimenti.

Le prove non vengono vissute come stimoli positivi, ma come momenti da temere, in cui sicuramente si vedrà quanto poco la persona è capace. Sono più dipendenti dal giudizio degli altri, e sono più vulnerabili alle critiche perché pensano siano una conferma del loro poco valore. In generale dunque, le persone con una bassa autostima non riescono ad impiegare al meglio le loro capacità rinforzando un circolo vizioso di aspettative negative- fallimento- bassa autostima. I modi in cui le persone spiegano i loro successi e i loro fallimenti passati ha una forte influenza sulle aspettative e sulle motivazioni future; le persone con bassa autostima  continuano a sottovalutarsi anche a dispetto delle evidenze, per cui è un circuito che è molto difficile da interrompere una volta che si è instaurato.

A parità di capacità di base la differenza la fanno le convinzioni su se stessi, l’atteggiamento verso le prove della vita, le reazioni ai fallimenti e ai successi, che generano comportamenti molto diversi e che in effetti poi conducono in un caso a raggiungere maggiori risultati, e nell’altro a sbagliare più frequentemente.
L’impatto emotivo degli eventi non è determinato dagli eventi in sé ma dall’interpretazione e dal significato che attribuiamo loro.
Sperimentare continuamente forti discrepanze tra il concetto di sé e l’ideale a cui si aspira, porta quindi a disagio psicologico più o meno marcato, e si avvia un circolo vizioso negativo che si autorinforza. Quando le persone evitano situazioni che potenzialmente avrebbero potuto sfruttare perdono l’occasione di acquisire nuove abilità, che diventa un ulteriore ostacolo per i successivi compiti.
Dall’altro lato anche percezioni troppo elevate di autoefficacia possono risultare disfunzionali, non valutando adeguatamente le proprie capacità ci si può bloccare persistendo in compiti non risolvibili, o impegnandosi in attività rischiose che invece si dovrebbero evitare.
Una sana autostima quindi è un delicato equilibrio di più fattori, la giusta via di mezzo nel valutare le proprie capacità e potenzialità, rispetto ad un’immagine ideale di noi che non sia troppo distante, che possa fare da motore e non da blocco per la crescita e il cambiamento.

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