Dalla Simbiosi alla Separazione: verso l’Autonomia

psicologia dalla simbiosi verso l'autonomia

Dalla nascita, per tutta la crescita, il bambino deve passare da una dipendenza totale ad un’indipendenza, che è sopratutto un’indipendenza psicologica. Nei primi tre anni di vita si pongono le basi per uno sviluppo sano dell’autonomia; è un processo in cui il bambino agisce in relazione alla madre e al padre, un processo in cui i movimenti, i progressi del bambino sono interconnessi e interdipendenti a quelli dei suoi genitori.
Mahler distingue tra nascita biologica e nascita psicologica che non coincidono nel tempo: la prima è un evento osservabile e ben circoscritto nel tempo; la seconda è un processo intrapsichico che si svolge lentamente. Descrive le fasi dello sviluppo psicologico del bambino:

  1. fase autistica normale o fisiologica serve al consolidamento postnatale della crescita fisiologica extrauterina. Il bambino appare fuso con il seno materno, indispensabile sostegno alla sua dipendenza; l’altro, cioè la madre, è un semplice prolungamento del bambino, Se questa è la condizione originaria del neonato, la natura dello sviluppo si realizza nella conquista cognitivo-affettiva della consapevolezza di essere separato come presupposto indispensabile per la relazione oggettuale.
  2. fase simbiotica normale segna l’importante capacità del bambino d’investire la madre all’interno di una indefinita unità duale che costituisce la prima base su cui si formeranno tutte le successive relazioni. Il termine simbiosi sta ad indicare che il bambino agisce e si comporta come se egli e la madre fossero un sistema onnipotente, una unità racchiusa entro un unico confine in cui ciò che è io non è ancora differenziato da ciò che è non io.
  3. fase di separazione-individuazione è caratterizzata da un costante aumento della consapevolezza della separazione fra sé e l’altro che coincide con il sorgere di una sensazione del sé e della consapevolezza della realtà del mondo esterno.Il processo intrapsichico della separazione-individuazione segue due linee evolutive che si intersecano fra loro: quella della separazione, che comprende la differenziazione, l’allontanamento, la formazione di un confine e lo sganciamento, in senso corporeo, dalla madre. Il termine separazione viene usato dalla Mahler non nel senso dell’allontanamento fisico, ma in quello della consapevolezza psicologica da parte del bambino di essere separato. E quella dell’individuazione, che consiste nella conquista di autonomie intrapsichiche quali la percezione, la memoria, il pensiero e l’esame di realtà.  Ha 4 sottofasi:

Differenziazione. Ha inizio verso i 5-6 mesi quando il bambino comincia ad affacciarsi alla realtà. Manifesta un atteggiamento diverso nei confronti dell’esterno, i periodi di veglia aumentano, compaiono atteggiamenti più attivi. L’attenzione del bambino, che durante i primi mesi era in gran parte diretta all’interno di se stesso e dell’orbita simbiotica, si trasforma gradualmente in attività percettiva rivolta verso l’esterno, che si integra con una crescente memoria della comparsa/scomparsa della Madre. Inizia a distinguere il proprio corpo da quello materno mediante l’esplorazione della madre attraverso lo sguardo, le carezze, il tirare i capelli. Tramite ripetute verifiche comparative con estranei riconosce la madre in quanto madre e specularmente sviluppa l’apprendimento dell’altro che non e’ la madre. L’indizio più importante di questa capacità appena acquisita è la comparsa, all’età di 6-8 mesi, dell’angoscia nei confronti dell’estraneo.

Sperimentazione. A partire dai 10 mesi fin verso i 16 mesi la maturazione della locomozione (camminare carponi, muoversi, arrampicarsi, stazione eretta) gli consente una maggiore separazione fisica dalla madre e gli permette di esplorare segmenti più ampi di realtà. La madre rimane però al centro del mondo del bambino, punto di riferimento stabile per appagare il bisogno di rifornimento affettivo del bambino attraverso il contatto fisico. L’atteggiamento materno e’ decisivo e si richiedono ad essa determinate risposte specifiche: la madre deve essere disposta a rinunciare al possesso del corpo del bambino e ad incoraggiare con gioia le abilità che il piccolo va sviluppando, accompagnandolo verso le conquiste del mondo che lo circonda. La capacità della madre di essere presente e punto di riferimento senza inibire o assillare, ma sintonizzandosi sulle esigenze maturative del figlio è elemento fondamentale.

Riavvicinamento. Fra il 15° e il 22° mese, vi e’ nel bambino la consapevolezza di essere separato dalla madre, ma, allo stesso tempo, il desiderio che essa condivida con lui ogni nuova capacità esperienziale e un grande bisogno d’amore da parte dell’oggetto. Durante la sottofase precedente, la madre era il “campo base” a cui il bambino faceva ritorno per fare rifornimento di conforto, cibo e altro; ora la madre viene ricercata in quanto persona: ma il rendersi conto che la madre e’ una persona separata comporta l’accettare che essa non sia sempre disponibile, comporta cioè l’accettare la frustrazione che deriva dalla separazione. Caratteristica di questa fase e’ l’alternanza improvvisa tra il desiderio di separarsi dalla madre e quello di starle molto vicino: a questa sequenza comportamentale soggiace a livello psichico uno stato conflittuale di ambivalenza: il bambino desidera riunirsi con l’oggetto d’amore, ma contemporaneamente teme di essere ringhiottito; ha paura di perdere l’amore dell’oggetto, ma vuole anche difendere la propria autonomia. Si determina una crisi di riavvicinamento, durante la quale il bambino sperimenta il bisogno di ricevere aiuto e nello stesso tempo di mantenere la separazione. E’ importante che la madre sia emotivamente disponibile e accetti l’ambivalenza del figlio. Particolarmente importante è la figura paterna che sostiene l’autonomia e le capacità di esplorazione del bambino, aiutandolo in tal modo a superare le sue ambitendenze nei confronti della madre.

Costanza oggettuale. Fra i 22 e i 36 mesi il bambino raggiunge una individualità permanente e la costanza oggettuale. Comincia a svilupparsi un certo senso della temporalità e delle relazioni spaziali e con questo una maggiore capacità di tollerare il differimento della gratificazione e di sopportare la separazione. I concetti di “dopo” e di “domani” e altri simili, compresi e usati dal bambino, si sviluppano sulla comparsa e sulla scomparsa della madre. Si instaura la costanza dell’oggetto emotivo, che dipende dall’interiorizzazione graduale di un’immagine interna, investita positivamente, e dall’integrazione dell’oggetto buono e cattivo in un’unica rappresentazione. I fattori determinanti dello stabilirsi della costanza dell’oggetto emotivo sono:
-Lo sviluppo dell’esame di realtà e della tolleranza della frustrazione;
-Il senso di fiducia e sicurezza infuso dalla presenza fisica della madre e trasferito poi alla sua rappresentazione interna;
-Le acquisizioni cognitive.

Nel contributo della Mahler, dunque, il ruolo della figura materna appare centrale; i requisiti di una madre adeguata sono molto simili a quelli della  madre sufficientemente buona di Winnicott, che è capace sia di stare nella preoccupazione materna primaria sia di abbandonarla. Aspetto cruciale del processo evolutivo è la capacità dei genitori di rispondere in modo sensibile e adattivo ai bisogni interni del bambino.
Significa essere ben sintonizzati con le esigenze del bambino in quella fase di sviluppo, saper evitare  richieste eccessive, iperprotezione o eccessiva distanza;  i genitori dovrebbero essere capaci di sostenere e sollecitare i progressi del bambino verso l’autonomia e la costruzione di una propria identità.

 

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