Alleanza Terapeutica: alla base della relazione paziente-terapeuta

alleanza terapeutica
Ogni paziente che inizia un trattamento psicoterapeutico entra in relazione con il clinico, che è potenzialmente in grado di migliorare la qualità della sua vita sia attraverso una riduzione dei sintomi sia, in modo più profondo, modificando la struttura del suo carattere. L’alleanza terapeutica è un elemento che si è rivelato un ottimo predittore dell’outcome, è un elemento che va quindi monitorato con molta attenzione poichè fortemente correlato col buon esito della terapia.
Il miglioramento del paziente nei diversi approcci terapeutici che fanno riferimento a diversi costrutti di base e a differenti tecniche, sembra essere molto facilitato in ogni caso da una relazione terapeutica caratterizzata da fiducia, calore e accettazione. Quindi si potrebbe includere l’alleanza terapeutica nei fattori  aspecifici di cambiamento  che fanno parte trasversalmente di  ogni approccio terapeutico. Esistono diverse definizioni di alleanza:

  • Secondo Gutheil ed Havens la capacità del paziente di formare una buona alleanza nasce da una scissione terapeutica dell’Io che permette al terapeuta di lavorare con le parti più sane del paziente, alleandosi contro la patologia. Il clinico deve quindi saper “arruolare” ogni elemento adattativo del paziente che possa essere utile per favorire il trattamento e il cambiamento.
  • Bordin identifica tre componenti dell’alleanza: il legame, cioè la qualità della relazione che si crea tra paziente e terapeuta e che media la possibilità che il paziente svolga i compiti previsti del lavoro terapeutico in funzione degli obiettivi.
  • Luborsky parla dell’alleanza di aiuto che comprende un aspetto emotivo e un aspetto cognitivo; Bolby invece vede l’alleanza come un aspetto dell’attaccamento, quindi valutare le caratteristiche dello stile di attaccamento predice la capacità di strutturare una buona alleanza. Molti autori sottolineano come stabilire un’alleanza terapeutica sia uno degli obiettivi primari del trattamento, soprattutto coi pazienti più disturbati, poichè è un prerequisito per gli ulteriori passaggi nel trattamento.
  • Zetzel sottolinea quanto sia importante l’esistenza di un legame emotivo particolare tra terapeuta e paziente, che fa da relazione oggettuale positiva e che consente una progressiva identificazione dell’Io del paziente con il terapeuta.

Un’alleanza terapeutica forte può predire il successo della psicoterapia, così come problemi nell’alleanza, se non gestiti correttamente, possono portare all’abbandono prematuro del lavoro psicoterapeutico. Non è un concetto statico, ma dinamico ed in evoluzione insieme al rapporto terapeutico, ci sono continue negoziazioni sul piano dell’alleanza tra paziente e terapeuta.
Le rotture nell’alleanza sono inevitabili e avvengono spesso; a volte il paziente tiene per sè emozioni negative, ha poca fiducia, teme di sentirsi giudicato, altre volte fa esplicite lamentele nei confronti della terapia o del terapeuta. Poter elaborare i momenti in cui si incrina l’alleanza può essere molto produttivo, diventano oggetto di lavoro e possono rafforzare il legame. E’ sempre utile prestare attenzione a questi momenti di rottura, sono opportunità preziose per entrambi per chiarirsi meglio su alcuni aspetti e per continuare ad impegnarsi in uno sforzo collaborativo.
Greenson parla di “alleanza di lavoro” per sottolineare l’intenzionalità e la razionalità degli sforzi collaborativi della coppia analitica. Distingue tre componenti fondamentali della relazione terapeutica: transfert, relazione reale e alleanza di lavoro che sono strettamente collegati tra loro, si influenzano reciprocamente e possono anche emergere in modo concorrente. Quanto più positiva è  la relazione reale tanto più forte è l’alleanza, che si configura come una componente non nevrotica, reale e genuina della relazione terapeutica.
Stabilire una buona alleanza richiede una grande dose di empatia e di sintonizzazione con il modo che ha il paziente di vedere il mondo e le persone. Un’attenzione alla costruzione dell’alleanza è particolarmente importante quando si trattano i disturbi di personalità, poichè spesso in questo caso i pazienti hanno funzionamenti disturbati proprio nell’area delle relazioni interpersonali.
L’alleanza terapeutica è un fattore vitale nelle prime fasi del trattamento, ma è un elemento che va continuamente monitorato, fa da indicatore dell’efficacia terapeutica e fornisce informazioni sulle modifiche che eventualmente sono da apportare nella relazione paziente-terapeuta.
Il  concetto  di alleanza nelle sue varie definizioni, è ciò che consente alla coppia analitica di lavorare efficacemente, concordare mete ed obiettivi ed impegnarsi  per raggiungerli, consente di comprendersi e creare un legame che faccia da base al lavoro comune, facilitando anche i momenti di impasse.
Insieme all’alleanza terapeutica, la motivazione del paziente al cambiamento incide profondamente sull’esito del trattamento psicoterapeutico. Alcune persone temono di iniziare un percorso di psicoterapia, possono essere poco motivate, temere di scoprire di essere disturbate, possono essere riluttanti a chiedere un  aiuto per risolvere i loro problemi, possono temere anche, e forse paradossalmente, un significativo cambiamento nella propria vita. Facilmente  in questi casi le persone o non cominciano la terapia o la interrompono dopo poche sedute. Affinchè la terapia abbia un buon esito è essenziale che anche il paziente sia motivato, infatti l’alleanza terapeutica non è frutto solo delle capacità empatiche e supportive del terapeuta, ma si basa anche sulle caratteristiche del paziente, questi fattori insieme determinano la possibilità di portare a termine un lavoro efficace. Terapeuta e paziente sono collaboratori attivi, si adattano reciprocamente per raggiungere un obiettivo comune verso il benessere e la crescita del paziente.

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