Padre e Figlia

padre e figlia psicologia

Il giudizio del padre e l’impatto di questo giudizio sulla costruzione della femminilità sono temi molto studiati in psicologia. E’ difficile diventare una donna completa, a proprio agio con la propria identità femminile, senza aver ricevuto lo sguardo ammirato e narcisizzante del primo uomo, il padre.

La complicità padre-figlia è manifesta in tenera età, mentre durante l’adolescenza solitamente l’espressione è più limitata anche a causa dei conflitti che in questa fase si fanno più accentuati; le figlie femmine tendono ad essere più controllate dai genitori rispetto ai figli maschi, e in questa fase il dialogo tra padre e figlia diminuisce, aumenta invece quello con la madre con cui le figlie tendono a confidarsi più volentieri.

Per la bambina, comunque, sentirsi amata dal padre è una importante risorsa, permette di superare il trauma della differenza tra i sessi e getta le basi per lo sviluppo del suo narcisismo femminile. Dal canto loro, le figlie, insegnano  la “lingua materna” al padre, cioè lo rendono partecipe di quel processo attraverso cui madre e bambino entrano in contatto, fin da subito, è un linguaggio basato sula fisicità, sulla biologia, sul contatto, in cui il padre tende ad inserirsi in un modo diverso, orientandosi più nel guidare il bambino verso l’esplorazione del mondo.  Il padre come funzione paterna introduce cambiamenti di ritmi rispetto alla modalità materna, e lo fa diversamente rispetto ad un figlio maschio, la figlia femmina comunica molto di più le sue esigenze e le sue preferenze. La bambina è più attiva nel farsi capire dal padre, dove invece il maschietto si muove più per somiglianza.

Il padre sorregge e salvaguarda il rapporto madre-bambino e nello stesso tempo ne favorisce la separazione; mentre nella madre prevale la tendenza al contenimento, all’accudimento rassicurante e fusionale, la funzione paterna è più orientata all’autonomia, al superamento delle paure e all’interesse per il mondo esterno e le novità. Il padre fornisce un tipo di contenimento diverso da quello materno, anche se nelle famiglie moderne c’è molta più flessibilità nei ruoli, e quindi, se serve, anche il padre sa avvicinarsi a funzioni più materne, il padre ha il compito di portare il figlio all’esplorazione della realtà, sostenendolo nello sperimentare le proprie possibilità. Per la figlia avere un padre attento che sappia stimolare l’autonomia e l’esplorazione delle proprie capacità significa poter integrare quelle parti nel proprio sviluppo, attingendo anche dal modello paterno nella costruzione dei propri ideali, allargando ed integrando nella sua personalità in crescita anche valori che si discostano dal mondo materno, ampliando gli orizzonti e prendendo strumenti diversi che arricchiranno la sua personalità.

Il padre nella fase pre-edipica non riveste solo la funzione di distanziare, riducendo la fusionalità della relazione madre-bambino, ma opera anche da terzo, fa da raccordo e traduttore della lingua materna. Si intende “padre come processo” il fatto che prima di essere padre in senso stretto, il padre occupi il posto del terzo nella diade madre-bambino, aprendo alla triangolazione. Perchè la bambina possa fare posto al padre, e successivamente alle altre figure maschili, serve che ci sia uno spazio tra lei e la madre, che possa iniziare il processo di separazione e che il corpo possa essere investito come oggetto separato e rispettato. Se la separazione non avviene in modo adeguato, può accadere che la bambina si senta come di “tradire” la madre investendo sul padre, quindi il rapporto potrebbe restare inibito. E’ invece molto importante che il padre possa permettere l’esperienza dell’alterità, proponendosi come un secondo oggetto, diverso, aiutando l’uscita dalla fusionalità così poi il riavvicinamento alla madre non sarà più di tipo esclusivamente fusionale.

E’ importante che il padre possa conservare la sua funzione di punto di riferimento, che sia un padre reale e presente, che resti sufficientemente idealizzato come padre edipico, in particolare per la bambina che poi crescendo e diventando donna potrà gradualmente “depotenziarlo” e fare spazio ad un altro uomo. Essersi sentita amata, valorizzata  e rispettata dal padre fa da base per la figlia sia nel consolidare la sua autostima, la sicurezza in se stessa e fa da modello per le future relazioni in cui la bambina, diventata adulta, saprà di cosa ha bisogno in un rapporto affettivo perchè lo ha già sperimentato;  per la bambina, la fierezza dell’essere femmina dipende molto dallo sguardo e dalle parole di approvazione e di riconoscimento affettuoso ricevuto, soprattutto da parte del padre che è la prima figura che introduce ” il maschile”.

Quando la funzione paterna è troppo debole il processo si inverte, nella figlia allora possono presentarsi movimenti protettivi e valorizzanti nel tentativo di tenere psichicamente viva l’imago paterna. La potenza dell’immagine paterna deve essere sufficientemente forte, per potersi pian piano consumare, consentendo così alla figlia di usare la sua funzione simbolica, e passare dall’immagine del  “padre eroe” a quella del “vecchio padre saggio”,  facendo posto all’amore per  un altro uomo.

3 risposte a "Padre e Figlia"

  1. Complimenti. Un post accattivante e credo abbastanza esaustivo che, con un linguaggio semplice, evitando astrusi tecnicismi, fa chiarezza su di un tema, quello del rapporto padre-figlia, che riveste un’estrema importanza relativamente allo sviluppo equilibrato della personalità della propria figlia.

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