Cos’è la Mentalizzazione

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La capacità di comprendere il comportamento interpersonale in termini di stati mentali è fondamentale nell’organizzazione del Sè e nella regolazione affettiva; nel  modello di Fonagy e Target questa capacità è definita mentalizzazione, o funzione riflessiva.
Mentalizzare significa costruire rappresentazioni mentali complesse e affettivamente connotate della propria mente e di quella altrui e comprendere che le persone agiscono sulla base di tali rappresentazioni. La capacità di mentalizzazione è  una componente importante dell’incontro tra menti e anche della capacità di riflettere su se stessi sia come oggetti che come soggetti. La mentalizzazione può essere definita come una attività mentale immaginativa preconscia,  la capacità di interpretare il comportamento umano in termini di stati mentali intenzionali (bisogni, desideri, sensazioni, credenze, obiettivi e ragioni).  Si può dire che si è capaci di mentalizzare se si è in grado di concepire lʼaltro come avente una mente separata e distinta dalla propria. Continua a leggere “Cos’è la Mentalizzazione”

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Alleanza Terapeutica: alla base della relazione paziente-terapeuta

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Ogni paziente che inizia un trattamento psicoterapeutico entra in relazione con il clinico, che è potenzialmente in grado di migliorare la qualità della sua vita sia attraverso una riduzione dei sintomi sia, in modo più profondo, modificando la struttura del suo carattere. L’alleanza terapeutica è un elemento che si è rivelato un ottimo predittore dell’outcome, è un elemento che va quindi monitorato con molta attenzione poichè fortemente correlato col buon esito della terapia.
Il miglioramento del paziente nei diversi approcci terapeutici che fanno riferimento a diversi costrutti di base e a differenti tecniche, sembra essere molto facilitato in ogni caso da una relazione terapeutica caratterizzata da fiducia, calore e accettazione. Quindi si potrebbe includere l’alleanza terapeutica nei fattori  aspecifici di cambiamento  che fanno parte trasversalmente di  ogni approccio terapeutico. Continua a leggere “Alleanza Terapeutica: alla base della relazione paziente-terapeuta”

Dialoghi Interiori: parlare con se stessi

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Una delle caratteristiche fondamentali della vita mentale è la capacità di avere dialoghi interiori; le persone intatti parlano continuamente con se stesse, del loro passato, del loro futuro, rivivono le conversazioni passate e si predispongono al futuro ripensando alle loro esperienze di vita.
Il Sè può essere concepito come la “molteplicità delle posizioni dell’Io relativamente autonome, in uno scenario immaginario”. Nei loro dialoghi interiori le persone adottano diverse prospettive di se stesse e degli altri immaginari, così la loro vita mentale si popola di molte voci distinte.
I dialoghi interiori svolgono  funzioni psicologiche  importanti; le persone nel loro pensare, non considerano solo eventi ed informazioni, ma producono anche nuove riflessioni e riorganizzazioni. Continua a leggere “Dialoghi Interiori: parlare con se stessi”

Cambiare, rimanendo se stessi

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Nella concezione della mente di Bromberg le molteplici configurazioni degli stati del Sè, nel loro alternarsi, sono viste come una caratteristica costitutiva, non patologica, dell’essere umano.
La relazione terapeutica è vista, di conseguenza, come un luogo di intreccio e interazione tra le multiple realtà di entrambi i partecipanti, paziente e terapeuta.
I diversi stati del Sé, propri di ogni individuo, sono in relazione dialettica, un movimento continuo tra separatezza e unitarietà; il funzionamento è  ottimale quando i diversi stati del Sè possono  negoziare e comunicare con gli altri stati del Sé, così il soggetto ha la sensazione di un Sé unitario. L’illusione  di  possedere  un  Sé  integro  ed  unitario è sana e  svolge  un’importante  funzione psicologica adattiva. Continua a leggere “Cambiare, rimanendo se stessi”

Il setting: contenitore di emozioni

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Per setting si intende l’insieme di regole  che devono essere rispettate perché sia possibile il processo psicoanalitico;  comprende sia condizioni formali come lo studio, l’orario, il pagamento, le vacanze, sia il particolare assetto interno del terapeuta caratterizzato dall’ascolto, il contenimento, l’empatia, la neutralità.
La cornice del setting, il quadro, coi suoi contorni e i suoi confini, serve ad impedire interferenze nell’attività associativa del paziente e in quella del terapeuta, creando uno spazio protetto rispetto alla realtà esterna, e favorisce anche il contenimento della sofferenza psichica,  a tutela sia del paziente che del  terapeuta.
Il setting quindi si configura come un insieme di regole formali esterne e di atteggiamenti mentali interni del terapeuta che rende possibile lo svolgersi del lavoro analitico, favorendo una  comunicazione non inibita da parte del paziente. I confini e le regole del lavoro vengono concordate all’inizio del trattamento, paziente e terapeuta  costruiscono insieme il campo entro cui potranno lavorare in sicurezza, in un clima accogliente, chiaro e reciprocamente condiviso; l’integrità del setting garantisce il tranquillo fluire delle interazioni nello spazio  analitico. Continua a leggere “Il setting: contenitore di emozioni”

Motivazioni Inconsce

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Col termine “motivazione”  si indicano tutti quei processi implicati nell’iniziare, perseguire, e mantenere qualunque attività fisica o psicologica.
Un comportamento di solito non dipende in modo  diretto ed esclusivo da una sola spinta motivazionale; in genere, si tratta di una concatenazione di diverse motivazioni.
L’uomo non è un essere solo razionale, anzi, Freud mostra come gran parte della nostra attività mentale sia inconscia; non siamo consapevoli  delle cause di molti dei nostri comportamenti e delle nostre scelte. Continua a leggere “Motivazioni Inconsce”

Il Sogno

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“E’  molto probabile  che il sognatore sappia che cosa significhi il suo sogno, solo non sa di saperlo e per questo crede di non saperlo.  Si tratta solo di metterlo in grado di scoprire quello che sa e di comunicarcelo. Non pretendiamo che ci dica subito il senso del suo sogno, ma egli potrà scoprirne l’origine, la cerchia di pensieri e di interessi da cui proviene”.

Per Freud il sogno è  un’attività psichica organizzata, diversa dalla veglia, con sue leggi. E’ una formazione psichica densa di significato, una manifestazione di contenuti psichici rimossi che, attraverso l’interpretazione, possono essere riportati alla luce. Continua a leggere “Il Sogno”

L’ascolto Psicoanalitico: sensibilità, ascolto ed empatia

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Le parole possono servire sia da barriere che da ponti alla comunicazione; si possono usare per nascondere o per rivelare, possono essere armi, grida di aiuto, strumenti di finzione, mezzi per mettere alla prova una persona, o doni. E’ importante essere consapevoli, quindi, dell’impatto di ciò che avviene al di là delle parole.
In psicoterapia l’ascolto del paziente non è solo ascolto delle sue parole, ma è soprattutto prestare attenzione a cosa può esserci oltre alle parole, in particolare alle sue comunicazioni affettive o inconsce. Continua a leggere “L’ascolto Psicoanalitico: sensibilità, ascolto ed empatia”

Il significato dei Sintomi

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Il sintomo è l’indizio di uno stato patologico, un fenomeno soggettivo avvertito dal paziente e che va poi decodificato. E’ la manifestazione di un  processo sottostante,  e si possono distinguere sintomi primari (vicini alla causa) e sintomi secondari (più lontani dalla causa).  Il sintomo assume significati diversi a seconda del quadro teorico di riferimento utilizzato nella comprensione del disturbo psichico.
In psicoanalisi Freud individua come causa della formazione del sintomo il processo di rimozione: è un processo inconscio che permette di escludere dalla coscienza rappresentazioni mentali in contrasto con altre esigenze psichiche; la parte cosciente tende a tenere lontano  dalla coscienza ciò che è stato rimosso trovandolo inaccettabile, mentre ciò che è stato rimosso spinge per voler tornare alla coscienza, (ritorno del rimosso) ma in forma deformata, assumendo le caratteristiche del sintomo. Continua a leggere “Il significato dei Sintomi”

Il Conflitto

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Il conflitto  è una contrapposizione tra istanze contrastanti, “una situazione che si determina tutte le volte che su un individuo agiscono contemporaneamente due forze psichiche di intensità più o meno uguale, ma di opposta direzione” (Lewin).
Il conflitto  può manifestarsi tra un individuo e l’altro, o tra l’individuo e un gruppo di appartenenza, oppure all’intero dell’individuo stesso, tra parti diverse della propria personalità, o tra sentimenti ed emozioni contrastanti. Inoltre il conflitto può essere manifesto o latente, cosciente o inconscio. In ogni caso, e in qualunque modo si configuri, il conflitto pone l’individuo in uno stato di difficoltà, di disagio e di scelta. Continua a leggere “Il Conflitto”

L’ Ombra: il nostro Lato Nascosto

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Nella teorizzazione di Jung l’inconscio personale contiene elementi inaccettabili dal proprio Io e anche materiale temporaneamente uscito dalla coscienza. Contiene le parti non sviluppate della propria personalità ed elementi dell’inconscio collettivo (che raccoglie immagini archetipiche comuni a tutte le persone).
L’Io è il centro cosciente che media tra l’inconscio e la realtà esterna; grossa parte dello sviluppo psicologico umano consiste proprio nel creare un Io forte e allo stesso tempo flessibile, che possa mediare tra gli stimoli provenienti dall’inconscio e quelli provenienti dal mondo esterno in modo equilibrato, senza restare sopraffatto da nessuna delle due parti. Continua a leggere “L’ Ombra: il nostro Lato Nascosto”

L’Organizzazione Borderline di Personalità

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Knight (1953) descrive nei casi al limite la predominanza dei processi primari su quelli secondari di pensiero come tratto psicodinamico fondamentale, sottolinea come questi pazienti nascondano, dietro un apparente funzionamento tipicamente nevrotico, una “regressione” e una severa debolezza dell’Io, posizionando la loro patologia al confine tra nevrosi e psicosi .
Kernberg (1975) parla di una organizzazione borderline di personalità riferendosi a una serie di patologie che hanno in comune alcuni specifici tratti psicopatologici. Il più basilare è la diffusione di identità, caratterizzata da difficoltà croniche a valutare in maniera integrata le proprie motivazioni, comportamenti e interazioni interpersonali, nonché le motivazioni e le caratteristiche degli altri. Questo è alla base di difficoltà interpersonali croniche, interazioni caotiche nei rapporti intimi, e del fallimento nell’instaurare rapporti empatici. Clinicamente la diffusione di identità fa riferimento ad una scarsa integrazione tra il Sé e gli oggetti significativi; si manifesta con esperienze soggettive di vuoto cronico, percezioni contraddittorie del Sé, comportamento oscillante che non può essere emotivamente integrato, una visione degli altri piatta, superficiale ed impoverita. Continua a leggere “L’Organizzazione Borderline di Personalità”

Le relazioni Narcisistiche

relazioni del narcisismo

Il concetto di  narcisismo in ambito clinico è usato per riferirsi a una regolazione normale o patologica dell’autostima; ci sono quindi vari livelli di gravità, dalla normalità alla patologia.
Il narcisismo normale è caratterizzato da una buona regolazione dell’autostima, c’è un adeguato investimento su di sè, la capacità di prendersi cura si sè e di valorizzarsi in misura adeguata. Nelle relazioni interpersonali l’altro viene percepito nella sua interezza, come persona separata, coi sui bisogni e desideri, c’è capacità di empatia, capacità di preoccuparsi per i bisogni dell’altro e capacità di amare in modo sano. Continua a leggere “Le relazioni Narcisistiche”

Innamoramento e Amore maturo

psicologia articoli innamoramento e amoreL’amore attraversa le storie delle nostre vite, ne parlano da sempre scrittori, poeti, filosofi, è stato oggetto di studi e ricerche, eppure  la sua natura sfuggente  non riesce mai ad essere afferrata del tutto.
In psicologia l’amore è  definito come un rapporto a due con alla base uno scambio emotivo di intensità e durata variabili; è promosso dal bisogno fisiologico di soddisfazione sessuale, e dal bisogno psicologico di scambio affettivo. Mette in discussione la  nostra illusione di essere autonomi e indipendenti e di non avere bisogno di nessuno.
Il bisogno di amare e di essere amati può essere inteso come prototipo di ogni bisogno umano, e di ogni relazione tra esseri umani. Essere amati è desiderare di essere visti, e conosciuti, riconosciuti per quello che si è nella nostra interiorità, nei nostri desideri più profondi; amare è, allo stesso modo, vedere ed apprezzare l’altro nella sua essenza più profonda. La psicoanalisi può offrire uno sguardo articolato su questo complesso sentimento umano. Continua a leggere “Innamoramento e Amore maturo”

Tempi del Cambiamento

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Il mestiere di psicoterapeuta è fatto di cose lente, segue i tempi del cambiamento interno, ci si abitua a notare le sfumature delle cose che mutano piano piano, si procede per piccoli passi, sintonizzandosi coi bisogni dei pazienti e si aspetta, si aspetta: la pazienza è una caratteristica fondamentale, per entrambi.
Poi arrivano dei momenti, che sembrano improvvisi, come usciti dal nulla, in cui si ha la chiara percezione che è avvenuto un passaggio, un’evoluzione, è come sentire una voce che parla forte, dopo tanto tempo trascorso a sussurrare. Continua a leggere “Tempi del Cambiamento”

Autostima : una buona immagine di sé

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L’autostima può essere definita in termini generali come la considerazione che un individuo ha di se stesso; si mantiene costante nel tempo ed è piuttosto difficile cambiarla anche se le prove oggettive smentiscono l’opinione che la persona si è fatta.
I nostri pensieri, le nostre convinzioni, le  nostre aspettative  condizionano i nostri comportamenti: “siamo ciò che pensiamo”, diventiamo ciò che  crediamo di essere.
Siamo continuamente impegnati nell’elaborare valutazioni sul mondo e su noi stessi.
La capacità di valutare ci offre una guida, una mappa per orientarci, rende efficaci i nostri comportamenti, ci serve per sapere cosa è buono e cosa è cattivo, quanto lo è e per quale motivo. Continua a leggere “Autostima : una buona immagine di sé”

La Conclusione della Psicoterapia

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La conclusione di una terapia non sempre avviene in modo regolare e ordinato, a volte è determinata da fattori esterni, altre volte il paziente decide di interrompere appena i sintomi si sono alleviati, ma quando le cose vanno bene il percorso di terapia arriva ad una sua naturale conclusione, di solito un momento concordato insieme tra paziente e terapeuta che valutano il lavoro svolto e possono entrambi ritenersi soddisfatti dei risultati raggiunti. Non si è verificata soltanto una riduzione dei sintomi iniziali, ma sono avvenuti dei cambiamenti che il paziente riesce a identificare chiaramente, e che hanno effetti nella sua vita di tutti i giorni ampliandone le potenzialità. Il paziente riesce a cavarsela con ciò che accade nella sua mente, contemporaneamente la sua vita fuori dell’analisi diventa più soddisfacente; le difficoltà ed i conflitti possono essere affrontati e tollerati. Continua a leggere “La Conclusione della Psicoterapia”

La funzione di Holding in Psicoterapia

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Secondo Winnicott l’essenza dell’esperienza del bambino sta nella dipendenza dalle cure materne. La funzione della madre, più che sulla comprensione intellettuale dei bisogni del bambino, si basa sull’empatia, la capacità di comprensione emozionale. In psicoterapia la capacità di separazione e la sua elaborazione è cruciale, corrisponde alla maturità affettiva. Winnicott descrive questa situazione come “capacità di essere solo in presenza dell’altro”, cioè il bambino ha intrioiettato una figura materna presente ma non intrusiva. La possibilità di stare con gli altri, di cooperare e avere relazioni buone nelle successive fasi di sviluppo, deriva dalla capacità di essere autonomi. Continua a leggere “La funzione di Holding in Psicoterapia”

Ritualità e Spontaneità tra terapeuta e paziente

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Irwin Hoffman si è occupato di articolare alcune ipotesi sull’interazione terapeuta-paziente da una prospettiva costruttivista.
Da una parte i rituali, le regole, il comportamento professionale e dall’altra la spontaneità, l’espressività, la inevitabile  infrazione delle regole analitiche: questi due poli sono in continua relazione dialettica, l’uno viene definito dall’altro e non vanno concepiti in modo dicotomico.
La partecipazione affettiva nella relazione con i pazienti non può essere annullata, l’interazione non si può sospendere, non si può non comunicare: Hoffman constata che una posizione neutrale è impossibile, “non c’è modo di ridurre la nostra partecipazione a quella di semplice facilitatore di consapevolezza…Non potremo mai conoscere in ogni sua parte la nostra influenza”.
Hoffman sviluppa un ragionamento dialettico secondo cui l’atteggiamento clinico ottimale deve comprendere alcuni fattori.

-La relazione dialettica tra gli aspetti del rituale psicoterapeutico e gli elementi di reciprocità e spontaneità. Il paziente considera il terapeuta come una persona dotata di conoscenze, idealizzato come saggio, con capacità di giudizio, ma sente anche che il terapeuta è una persona che prova emozioni ed affetti e desidera essere coinvolto nei suoi problemi in modo autentico e personale. E’ qui che il paziente fa un’esperienza di riconoscimento intersoggettivo del senso del proprio significato e del proprio valore. Continua a leggere “Ritualità e Spontaneità tra terapeuta e paziente”

Come funziona la Psicoterapia Psicoanalitica

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“Il compito terapeutico consiste nello sciogliere la libido dai suoi legami attuali e nell’asservirla di nuovo all’Io. Ma dove si è cacciata la libido del nevrotico? Si fa presto a trovarla: è legata ai sintomi. Si deve quindi diventare padroni dei sintomi, risolverli ed è proprio quello che il malato esige da noi”. -Freud

Le terapie ad orientamento psicoanalitico, se pure con varie differenze nei tempi, nei modi e nei tipi di intervento, derivano dalle teorizzazioni di Freud e danno importanza alle dinamiche interne e profonde della persona.
Nucleo centrale è il concetto di inconscio che svolge un ruolo significativo sia nello sviluppo dei disturbi psicologici sia nel normale funzionamento mentale. I processi mentali sono considerati inconsci quando il soggetto non ne è consapevole.
La terapie psicoanalitiche vedono il sintomo come espressione di forze contrastanti nell’individuo (conflitti inconsci) che producono risposte emozionali (ad esempio angoscia, sentimento di colpa, vergogna) e operazioni mentali difensive che possono portare a distorsioni del funzionamento della personalità nel suo complesso, e alla comparsa di sintomi. Continua a leggere “Come funziona la Psicoterapia Psicoanalitica”

Rêverie e Capacità di Sognare

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Bion quando parla dell’apparato “per pensare i pensieri” descrive una struttura che è conseguenza delle relazioni con l’Altro: pensare, apprendere, conoscere, crescere, è possibile solo se esiste una relazione, che costituisce l’elemento fondante della mente. Qualunque processo conoscitivo è per Bion intrinsecamente relazionale.
La teoria del contenimento si basa sulla relazione metaforica della madre col lattante che sottostà a livello fantasmatico a quella analista- paziente.
La nascita è considerato il trauma primitivo, il prototipo di tutte le angosce; costituisce un cambiamento radicale, brusco, un cambiamento catastrofico in quanto perdita del primo contenitore (il grembo materno).
Il bambino ha allora bisogno, in sostituzione del contenitore biologico, di un altro contenitore, che non sarà più la madre in senso corporeo, ma la madre in senso psicologico e relazionale.
Il contenitore non è una cosa ma un processo: è la capacità di fare il lavoro psicologico inconscio del sognare, la capacità di pensare in modo preconscio, e la capacità di un pensiero più pienamente conscio. Continua a leggere “Rêverie e Capacità di Sognare”

Psicoterapia: un percorso verso la consapevolezza -Il mito della caverna-

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Platone immagina gli uomini chiusi in una caverna, gambe e collo incatenati, impossibilitati a volgere lo sguardo indietro, dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati vi è una strada rialzata e un muricciolo, sopra la strada alcuni uomini parlano, portano oggetti, si affaccendano nella vita di tutti i giorni. Gli uomini incatenati non possono conoscere la vera esistenza degli uomini sulla strada poiché ne percepiscono solo l’ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte e l’eco delle voci, che scambiano per la realtà. Continua a leggere “Psicoterapia: un percorso verso la consapevolezza -Il mito della caverna-“

Il Disturbo da Accumulo

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L’accumulo compulsivo è un disturbo ancora poco studiato, tradizionalmente era associato al disturbo ossessivo-compulsivo nelle forme più gravi e al disturbo ossessivo compulsivo di personalità in quelle più leggere.
Nel DSM V viene riconosciuto come un disturbo distinto, caratterizzato dalla persistente difficoltà a separarsi dalle proprie cose, indipendentemente dal loro valore. Questa difficoltà è espressione di un intenso bisogno di conservarle e di un forte disagio all’idea di liberarsene. Si può accumulare qualsiasi genere di cose, frequente è l’accumulo di giornali, riviste, vecchi vestiti, borse, libri. Continua a leggere “Il Disturbo da Accumulo”

Empatia Psicoanalitica

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“Per trovare il paziente ,
dobbiamo cercarlo dentro di noi”
C. Bollas

Empatia è la capacità di immedesimarsi in un’altra persona e coglierne gli stati d’animo.
E’ la focalizzazione sul mondo interiore di un’altra persona, la capacità di intuire ciò che si sta muovendo in essa, percependo le sue emozioni ed i suoi stati d’animo autentici, spesso differenti da quelli espressi verbalmente. E’ un concetto particolarmente importante nella prassi psicoterapeutica.

Jaspers distingue comprensione razionale e comprensione empatica: quando nella nostra comprensione i contenuti dei pensieri derivano con evidenza gli uni dagli altri, secondo le regole della logica, allora comprendiamo razionalmente; quando invece comprendiamo i contenuti delle idee come scaturiti da stati d’animo, desideri e timori di chi pensa, allora comprendiamo in modo psicologico o empatico.
L’empatia richiede un assetto ricettivo che consenta di entrare nel ruolo dell’altro, per valutare il significato della situazione e dell’emozione per l’altra persona. Continua a leggere “Empatia Psicoanalitica”

Il cambiamento in psicoterapia

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Carl Rogers descrive il processo di cambiamento nel corso della terapia soprattutto dal punto di vista dell’esperienza del cliente e spiega la modificazione e la crescita della personalità facendo riferimento ad una forza di base presente nelle persone, definita “tendenza attualizzante”, corrisponde ad un movimento finalizzato alla realizzazione delle potenzialità dell’individuo. Il fine della terapia è creare le condizioni favorevoli che permettano a questa forza di operare per consentire alla persona di muoversi verso la propria autorealizzazione. Continua a leggere “Il cambiamento in psicoterapia”

Osservare, Spiegare, Intervenire

osservazione psicoanalitica

“Vi ho detto che la psicoanalisi è iniziata come terapia, ma non è questa la ragione per cui ho inteso raccomandarla al vostro interesse, bensì per il suo contenuto di verità, per quanto ci insegna su ciò che riguarda più da vicino l’uomo – sulla nostra essenza – e per le connessioni che mette in luce fra le più diverse attività dell’uomo”. (S. Freud)

Modo di osservare: assumere un modo di osservare orientato psicoanaliticamente significa non fermarsi alla realtà apparente, ma cercare significati altri, più profondi, le realtà interne. Si tratta di cogliere, nel discorso manifesto, il significato emotivo. L’attenzione più che sul dato concreto e di contenuto è su ciò che non viene detto, che il parlante non sa di dire. Continua a leggere “Osservare, Spiegare, Intervenire”

Conflitto e Frustrazione

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Spesso ci troviamo di fronte, in uno stesso momento, a più di un desiderio, a diversi bisogni, a diversi modi per realizzare uno stesso bisogno. E’ quindi necessario prendere una decisione e scegliere ad esempio tra più obiettivi quello che sembra preferibile, e scegliere il modo più idoneo per realizzarlo.
La volontà è ciò che collega il desiderio all’azione, consiste nel saper fare delle scelte e tradurre le intenzioni in azioni. Quando ci si trova di fronte a molti bisogni contemporaneamente, che sono in contrasto tra loro, si crea una situazione di conflitto: due o più motivazioni, all’incirca della stessa forza, che richiedono azioni incompatibili. Se una motivazione è molto più forte dell’altra il conflitto non si verifica, può invece essere molto difficile prendere decisioni in caso di tendenze con forza simile. Inoltre può accadere che la persona non sia consapevole di una delle due tendenze in gioco. Continua a leggere “Conflitto e Frustrazione”

Estroversione – Introversione

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Con  “estroverso” e “introverso” si indicano due dei tipi psicologici teorizzati da Jung. “Il destino di alcuni è determinato per lo più dagli oggetti dei loro interessi, mentre quello di altri è determinato in più larga misura dal loro essere interiore”. Tutti propendiamo più o meno verso l’una o l’altra caratteristica e abbiamo una tendenza a vedere il mondo secondo il nostro tipo.

L’estroverso ha un rapporto positivo con l’ambiente esterno.  “Quando l’orientamento secondo l’oggetto e il dato oggettivo predominano in modo che le decisioni e le azioni più frequenti e importanti non siano condizionate dalle idee soggettive ma dagli atteggiamenti oggettivi, si parla di atteggiamento estroverso”. Il tipo estroverso pensa, sente e agisce in accordo con le condizioni oggettive e le esigenze che esse pongono.  Dirige i suoi interessi e le sue attenzioni su eventi oggettivi, in particolare su quelli dell’ambiente immediatamente circostante. Continua a leggere “Estroversione – Introversione”

Borderline

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I tratti di personalità sono modi costanti di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di se stessi. Questi tratti, solitamente flessibili e adattabili, nei disturbi di personalità sono caratterizzati da rigidità e difficoltà di adattamento a contesti diversi. Il termine borderline è stato usato con differenti significati negli anni, dall’indicare un’organizzazione di personalità al limite tra patologie più gravi e meno gravi, (Kernberg) oggi indica un disturbo di personalità (DSM-V). Continua a leggere “Borderline”

Una cura fatta di parole

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La psicoterapia è una cura fatta di parole: due persone si incontrano regolarmente, e parlano. Ma il tessuto di cui è fatto questo dialogo è molto complesso, si mettono in moto processi profondi, sia consci che inconsci, legati allo specifico modo di stare in seduta di “quel paziente con quel terapeuta”.

“Con le parole un uomo può rendere felice l’altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli allievi, con le parole l’oratore trascina con sé l’uditorio e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo comune con il quale gli uomini si influenzano tra loro. Non sottovaluteremo quindi l’uso delle parole nella psicoterapia” (S. Freud). Continua a leggere “Una cura fatta di parole”