Il Conflitto

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Il conflitto  è una contrapposizione tra istanze contrastanti, “una situazione che si determina tutte le volte che su un individuo agiscono contemporaneamente due forze psichiche di intensità più o meno uguale, ma di opposta direzione” (Levin).
Il conflitto  può manifestarsi tra un individuo e l’altro, o tra l’individuo e un gruppo di appartenenza, oppure all’intero dell’individuo stesso, tra parti diverse della propria personalità, o tra sentimenti ed emozioni contrastanti. Inoltre il conflitto può essere manifesto o latente, cosciente o inconscio. In ogni caso, e in qualunque modo si configuri, il conflitto pone l’individuo in uno stato di difficoltà, di disagio e di scelta. Continue reading “Il Conflitto”

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L’ Ombra: il nostro Lato Nascosto

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Nella torizzazione di Jung l’inconscio personale contiene elementi inaccettabili dal proprio Io e anche materiale temporaneamente uscito dalla coscienza. Contiene le parti non sviluppate della propria personalità ed elementi dell’inconscio collettivo (che raccoglie immagini archetipiche comuni a tutte le persone).
L’Io è il centro cosciente che media tra l’inconscio e la realtà esterna; grossa parte dello sviluppo psicologico umano consiste proprio nel creare un Io forte e allo stesso tempo flessibile, che possa mediare tra gli stimoli provenienti dall’inconscio e quelli provenienti dal mondo esterno in modo equilibrato, senza restare sopraffatto da nessuna delle due parti. Continue reading “L’ Ombra: il nostro Lato Nascosto”

L’Organizzazione Borderline di Personalità

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Knight (1953) descrive nei casi al limite la predominanza dei processi primari su quelli secondari di pensiero come tratto psicodinamico fondamentale, sottolinea come questi pazienti nascondano, dietro un apparente funzionamento tipicamente nevrotico, una “regressione” e una severa debolezza dell’Io, posizionando la loro patologia al confine tra nevrosi e psicosi .
Kernberg (1975) parla di una organizzazione borderline di personalità riferendosi a una serie di patologie che hanno in comune alcuni specifici tratti psicopatologici. Il più basilare è la diffusione di identità, caratterizzata da difficoltà croniche a valutare in maniera integrata le proprie motivazioni, comportamenti e interazioni interpersonali, nonché le motivazioni e le caratteristiche degli altri. Questo è alla base di difficoltà interpersonali croniche, interazioni caotiche nei rapporti intimi, e del fallimento nell’instaurare rapporti empatici. Clinicamente la diffusione di identità fa riferimento ad una scarsa integrazione tra il Sé e gli oggetti significativi; si manifesta con esperienze soggettive di vuoto cronico, percezioni contraddittorie del Sé, comportamento oscillante che non può essere emotivamente integrato, una visione degli altri piatta, superficiale ed impoverita. Continue reading “L’Organizzazione Borderline di Personalità”

Le relazioni Narcisistiche

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Il concetto di  narcisismo in ambito clinico è usato per riferirsi a una regolazione normale o patologica dell’autostima; ci sono quindi vari livelli di gravità, dalla normalità alla patologia.
Il narcisismo normale è caratterizzato da una buona regolazione dell’autostima, c’è un adeguato investimento su di sè, la capacità di prendersi cura si sè e di valorizzarsi in misura adeguata. Nelle relazioni interpersonali l’altro viene percepito nella sua interezza, come persona separata, coi sui bisogni e desideri, c’è capacità di empatia, capacità di preoccuparsi per i bisogni dell’altro e capacità di amare in modo sano. Continue reading “Le relazioni Narcisistiche”

Innamoramento e Amore maturo

psicologia articoli innamoramento e amoreL’amore attraversa le storie delle nostre vite, ne parlano da sempre scrittori, poeti, filosofi, è stato oggetto di studi e ricerche, eppure  la sua natura sfuggente  non riesce mai ad essere afferrata del tutto.
In psicologia l’amore è  definito come un rapporto a due con alla base uno scambio emotivo di intensità e durata variabili; è promosso dal bisogno fisiologico di soddisfazione sessuale, e dal bisogno psicologico di scambio affettivo. Mette in discussione la  nostra illusione di essere autonomi e indipendenti e di non avere bisogno di nessuno.
Il bisogno di amare e di essere amati può essere inteso come prototipo di ogni bisogno umano, e di ogni relazione tra esseri umani. Essere amati è desiderare di essere visti, e conosciuti, riconosciuti per quello che si è nella nostra interiorità, nei nostri desideri più profondi; amare è, allo stesso modo, vedere ed apprezzare l’altro nella sua essenza più profonda. La psicoanalisi può offrire uno sguardo articolato su questo complesso sentimento umano. Continue reading “Innamoramento e Amore maturo”

Tempi del Cambiamento

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Il mestiere di psicoterapeuta è fatto di cose lente, segue i tempi del cambiamento interno, ci si abitua a notare le sfumature delle cose che mutano piano piano, si procede per piccoli passi, sintonizzandosi coi bisogni dei pazienti e si aspetta, si aspetta: la pazienza è una caratteristica fondamentale, per entrambi.
Poi arrivano dei momenti, che sembrano improvvisi, come usciti dal nulla, in cui si ha la chiara percezione che è avvenuto un passaggio, un’evoluzione, è come sentire una voce che parla forte, dopo tanto tempo trascorso a sussurrare. Continue reading “Tempi del Cambiamento”

Autostima : una buona immagine di sé

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L’autostima può essere definita in termini generali come la considerazione che un individuo ha di se stesso; si mantiene costante nel tempo ed è piuttosto difficile cambiarla anche se le prove oggettive smentiscono l’opinione che la persona si è fatta.
I nostri pensieri, le nostre convinzioni, le  nostre aspettative  condizionano i nostri comportamenti: “siamo ciò che pensiamo”, diventiamo ciò che  crediamo di essere.
Siamo continuamente impegnati nell’elaborare valutazioni sul mondo e su noi stessi.
La capacità di valutare ci offre una guida, una mappa per orientarci, rende efficaci i nostri comportamenti, ci serve per sapere cosa è buono e cosa è cattivo, quanto lo è e per quale motivo. Continue reading “Autostima : una buona immagine di sé”

La Conclusione della Psicoterapia

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La conclusione di una terapia non sempre avviene in modo regolare e ordinato, a volte è determinata da fattori esterni, altre volte il paziente decide di interrompere appena i sintomi si sono alleviati, ma quando le cose vanno bene il percorso di terapia arriva ad una sua naturale conclusione, di solito un momento concordato insieme tra paziente e terapeuta che valutano il lavoro svolto e possono entrambi ritenersi soddisfatti dei risultati raggiunti. Non si è verificata soltanto una riduzione dei sintomi iniziali, ma sono avvenuti dei cambiamenti che il paziente riesce a identificare chiaramente, e che hanno effetti nella sua vita di tutti i giorni ampliandone le potenzialità. Il paziente riesce a cavarsela con ciò che accade nella sua mente, contemporaneamente la sua vita fuori dell’analisi diventa più soddisfacente; le difficoltà ed i conflitti possono essere affrontati e tollerati. Continue reading “La Conclusione della Psicoterapia”

La funzione di Holding in Psicoterapia

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Secondo Winnicott l’essenza dell’esperienza del bambino sta nella dipendenza dalle cure materne. La funzione della madre, più che sulla comprensione intellettuale dei bisogni del bambino, si basa sull’empatia, la capacità di comprensione emozionale. In psicoterapia la capacità di separazione e la sua elaborazione è cruciale, corrisponde alla maturità affettiva. Winnicott descrive questa situazione come “capacità di essere solo in presenza dell’altro”, cioè il bambino ha intrioiettato una figura materna presente ma non intrusiva. La possibilità di stare con gli altri, di cooperare e avere relazioni buone nelle successive fasi di sviluppo, deriva dalla capacità di essere autonomi. Continue reading “La funzione di Holding in Psicoterapia”

Ritualità e Spontaneità tra terapeuta e paziente

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Irwin Hoffman si è occupato di articolare alcune ipotesi sull’interazione terapeuta-paziente da una prospettiva costruttivista.
Da una parte i rituali, le regole, il comportamento professionale e dall’altra la spontaneità, l’espressività, la inevitabile  infrazione delle regole analitiche: questi due poli sono in continua relazione dialettica, l’uno viene definito dall’altro e non vanno concepiti in modo dicotomico.
La partecipazione affettiva nella relazione con i pazienti non può essere annullata, l’interazione non si può sospendere, non si può non comunicare: Hoffman constata che una posizione neutrale è impossibile, “non c’è modo di ridurre la nostra partecipazione a quella di semplice facilitatore di consapevolezza…Non potremo mai conoscere in ogni sua parte la nostra influenza”.
Hoffman sviluppa un ragionamento dialettico secondo cui l’atteggiamento clinico ottimale deve comprendere alcuni fattori.

-La relazione dialettica tra gli aspetti del rituale psicoterapeutico e gli elementi di reciprocità e spontaneità. Il paziente considera il terapeuta come una persona dotata di conoscenze, idealizzato come saggio, con capacità di giudizio, ma sente anche che il terapeuta è una persona che prova emozioni ed affetti e desidera essere coinvolto nei suoi problemi in modo autentico e personale. E’ qui che il paziente fa un’esperienza di riconoscimento intersoggettivo del senso del proprio significato e del proprio valore. Continue reading “Ritualità e Spontaneità tra terapeuta e paziente”

Come funziona la Psicoterapia Psicoanalitica

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“Il compito terapeutico consiste nello sciogliere la libido dai suoi legami attuali e nell’asservirla di nuovo all’Io. Ma dove si è cacciata la libido del nevrotico? Si fa presto a trovarla: è legata ai sintomi. Si deve quindi diventare padroni dei sintomi, risolverli ed è proprio quello che il malato esige da noi”. -Freud

Le terapie ad orientamento psicoanalitico, se pure con varie differenze nei tempi, nei modi e nei tipi di intervento, derivano dalle teorizzazioni di Freud e danno importanza alle dinamiche interne e profonde della persona.
Nucleo centrale è il concetto di inconscio che svolge un ruolo significativo sia nello sviluppo dei disturbi psicologici sia nel normale funzionamento mentale. I processi mentali sono considerati inconsci quando il soggetto non ne è consapevole.
La terapie psicoanalitiche vedono il sintomo come espressione di forze contrastanti nell’individuo (conflitti inconsci) che producono risposte emozionali (ad esempio angoscia, sentimento di colpa, vergogna) e operazioni mentali difensive che possono portare a distorsioni del funzionamento della personalità nel suo complesso, e alla comparsa di sintomi. Continue reading “Come funziona la Psicoterapia Psicoanalitica”

Rêverie e Capacità di Sognare

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Bion quando parla dell’apparato “per pensare i pensieri” descrive una struttura che è conseguenza delle relazioni con l’Altro: pensare, apprendere, conoscere, crescere, è possibile solo se esiste una relazione, che costituisce l’elemento fondante della mente. Qualunque processo conoscitivo è per Bion intrinsecamente relazionale.
La teoria del contenimento si basa sulla relazione metaforica della madre col lattante che sottostà a livello fantasmatico a quella analista- paziente.
La nascita è considerato il trauma primitivo, il prototipo di tutte le angosce; costituisce un cambiamento radicale, brusco, un cambiamento catastrofico in quanto perdita del primo contenitore (il grembo materno).
Il bambino ha allora bisogno, in sostituzione del contenitore biologico, di un altro contenitore, che non sarà più la madre in senso corporeo, ma la madre in senso psicologico e relazionale.
Il contenitore non è una cosa ma un processo: è la capacità di fare il lavoro psicologico inconscio del sognare, la capacità di pensare in modo preconscio, e la capacità di un pensiero più pienamente conscio (La funzione di Holding in Psicoterapia). Continue reading “Rêverie e Capacità di Sognare”

Psicoterapia: un percorso verso la consapevolezza -Il mito della caverna-

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Platone immagina gli uomini chiusi in una caverna, gambe e collo incatenati, impossibilitati a volgere lo sguardo indietro, dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati vi è una strada rialzata e un muricciolo, sopra la strada alcuni uomini parlano, portano oggetti, si affaccendano nella vita di tutti i giorni. Gli uomini incatenati non possono conoscere la vera esistenza degli uomini sulla strada poiché ne percepiscono solo l’ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte e l’eco delle voci, che scambiano per la realtà. Continue reading “Psicoterapia: un percorso verso la consapevolezza -Il mito della caverna-“

Il Disturbo da Accumulo

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L’accumulo compulsivo è un disturbo ancora poco studiato, tradizionalmente era associato al disturbo ossessivo-compulsivo nelle forme più gravi e al disturbo ossessivo compulsivo di personalità in quelle più leggere.
Nel DSM V viene riconosciuto come un disturbo distinto, caratterizzato dalla persistente difficoltà a separarsi dalle proprie cose, indipendentemente dal loro valore. Questa difficoltà è espressione di un intenso bisogno di conservarle e di un forte disagio all’idea di liberarsene. Si può accumulare qualsiasi genere di cose, frequente è l’accumulo di giornali, riviste, vecchi vestiti, borse, libri. Continue reading “Il Disturbo da Accumulo”

Empatia Psicoanalitica

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“Per trovare il paziente ,
dobbiamo cercarlo dentro di noi”
C. Bollas

 

 

 

 

 

 

Empatia è la capacità di immedesimarsi in un’altra persona e coglierne gli stati d’animo.
E’ la focalizzazione sul mondo interiore di un’altra persona, la capacità di intuire ciò che si sta muovendo in essa, percependo le sue emozioni ed i suoi stati d’animo autentici, spesso differenti da quelli espressi verbalmente. E’ un concetto particolarmente importante nella prassi psicoterapeutica.

Jaspers distingue comprensione razionale e comprensione empatica: quando nella nostra comprensione i contenuti dei pensieri derivano con evidenza gli uni dagli altri, secondo le regole della logica, allora comprendiamo razionalmente; quando invece comprendiamo i contenuti delle idee come scaturiti da stati d’animo, desideri e timori di chi pensa, allora comprendiamo in modo psicologico o empatico.
L’empatia richiede un assetto ricettivo che consenta di entrare nel ruolo dell’altro, per valutare il significato della situazione e dell’emozione per l’altra persona. Continue reading “Empatia Psicoanalitica”

Il cambiamento in psicoterapia

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Carl Rogers descrive il processo di cambiamento nel corso della terapia soprattutto dal punto di vista dell’esperienza del cliente e spiega la modificazione e la crescita della personalità facendo riferimento ad una forza di base presente nelle persone, definita “tendenza attualizzante”, corrisponde ad un movimento finalizzato alla realizzazione delle potenzialità dell’individuo. Il fine della terapia è creare le condizioni favorevoli che permettano a questa forza di operare per consentire alla persona di muoversi verso la propria autorealizzazione. Continue reading “Il cambiamento in psicoterapia”

Osservare, Spiegare, Intervenire

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“Vi ho detto che la psicoanalisi è iniziata come terapia, ma non è questa la ragione per cui ho inteso raccomandarla al vostro interesse, bensì per il suo contenuto di verità, per quanto ci insegna su ciò che riguarda più da vicino l’uomo – sulla nostra essenza – e per le connessioni che mette in luce fra le più diverse attività dell’uomo”. (S. Freud)

Modo di osservare: assumere un modo di osservare orientato psicoanaliticamente significa non fermarsi alla realtà apparente, ma cercare significati altri, più profondi, le realtà interne. Si tratta di cogliere, nel discorso manifesto, il significato emotivo. L’attenzione più che sul dato concreto e di contenuto è su ciò che non viene detto, che il parlante non sa di dire. Continue reading “Osservare, Spiegare, Intervenire”

Conflitto e Frustrazione

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Spesso ci troviamo di fronte, in uno stesso momento, a più di un desiderio, a diversi bisogni, a diversi modi per realizzare uno stesso bisogno. E’ quindi necessario prendere una decisione e scegliere ad esempio tra più obiettivi quello che sembra preferibile, e scegliere il modo più idoneo per realizzarlo.
La volontà è ciò che collega il desiderio all’azione, consiste nel saper fare delle scelte e tradurre le intenzioni in azioni. Quando ci si trova di fronte a molti bisogni contemporaneamente, che sono in contrasto tra loro, si crea una situazione di conflitto: due o più motivazioni, all’incirca della stessa forza, che richiedono azioni incompatibili. Se una motivazione è molto più forte dell’altra il conflitto non si verifica, può invece essere molto difficile prendere decisioni in caso di tendenze con forza simile. Inoltre può accadere che la persona non sia consapevole di una delle due tendenze in gioco. Continue reading “Conflitto e Frustrazione”

Estroversione – Introversione

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Con  “estroverso” e “introverso” si indicano due dei tipi psicologici teorizzati da Jung. “Il destino di alcuni è determinato per lo più dagli oggetti dei loro interessi, mentre quello di altri è determinato in più larga misura dal loro essere interiore”. Tutti propendiamo più o meno verso l’una o l’altra caratteristica e abbiamo una tendenza a vedere il mondo secondo il nostro tipo.

L’estroverso ha un rapporto positivo con l’ambiente esterno.  “Quando l’orientamento secondo l’oggetto e il dato oggettivo predominano in modo che le decisioni e le azioni più frequenti e importanti non siano condizionate dalle idee soggettive ma dagli atteggiamenti oggettivi, si parla di atteggiamento estroverso”. Il tipo estroverso pensa, sente e agisce in accordo con le condizioni oggettive e le esigenze che esse pongono.  Dirige i suoi interessi e le sue attenzioni su eventi oggettivi, in particolare su quelli dell’ambiente immediatamente circostante. Continue reading “Estroversione – Introversione”

Borderline

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I tratti di personalità sono modi costanti di percepire, rapportarsi e pensare nei confronti dell’ambiente e di se stessi. Questi tratti, solitamente flessibili e adattabili, nei disturbi di personalità sono caratterizzati da rigidità e difficoltà di adattamento a contesti diversi. Il termine borderline è stato usato con differenti significati negli anni, dall’indicare un’organizzazione di personalità al limite tra patologie più gravi e meno gravi, (Kernberg) oggi indica un disturbo di personalità (DSM-V). Continue reading “Borderline”

Una cura fatta di parole

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La psicoterapia è una cura fatta di parole: due persone si incontrano regolarmente, e parlano. Ma il tessuto di cui è fatto questo dialogo è molto complesso, si mettono in moto processi profondi, sia consci che inconsci, legati allo specifico modo di stare in seduta di “quel paziente con quel terapeuta”.

“Con le parole un uomo può rendere felice l’altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli allievi, con le parole l’oratore trascina con sé l’uditorio e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo comune con il quale gli uomini si influenzano tra loro. Non sottovaluteremo quindi l’uso delle parole nella psicoterapia” (S. Freud). Continue reading “Una cura fatta di parole”

Conflitti Interni

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Karen Horney teorizza l’esistenza di un conflitto di base, un nucleo centrale dal quale traggono origine i vari tipi di nevrosi. Se il bambino si trova a vivere in un ambiente sfavorevole in cui non vengono soddisfatti i suoi bisogni di affetto, di comprensione, di sicurezza, di riconoscimento, ecc., si sentirà isolato e impotente in un mondo potenzialmente ostile. Nel corso dello sviluppo si formano allora tre linee principali di adattamento all’ambiente, o tre atteggiamenti: andare verso la gente, andare contro la gente, allontanarsi dalla gente.
I tre atteggiamenti possono completarsi a vicenda formando un tutto armonico, quando acquisiscono una forte rigidità invece si entra nell’area della nevrosi. Possono strutturarsi tre tipologie diverse di personalità: conciliante, aggressiva e distaccata.

IL TIPO CONCILIANTE
Questo tipo di persona ha il forte desiderio di affetto e approvazione, di intimità umana e di appartenenza. Con questo sistema di bisogni egli “va verso” la gente e tende a sopravvalutare la comunanza di interessi con chi gli sta vicino, piuttosto che marcare le differenze. Continue reading “Conflitti Interni”

Fobie e Paure

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Le fobie fanno parte dei disturbi d’ansia, la fobia specifica è definita come una paura marcata, persistente, eccessiva o irragionevole. Può essere provocata dalla presenza o dall’attesa di un oggetto o di una situazione temuti come per esempio volare, l’altezza, gli animali, gli insetti, un’iniezione, la vista del sangue. La persona che ne soffre reagisce con una forte ansia e mette in atto condotte di evitamento.
La persona riconosce che il timore è eccessivo ed irragionevole, ma comunque non riesce ad evitarlo.
La fobia si distingue dalla paura perché non scompare di fronte ad una verifica della realtà. Mentre la paura è una reazione appropriata di fronte ad uno stimolo pericoloso, nella fobia si verificano ansia eccessiva ed evitamento delle situazioni temute che interferiscono con la vita della persona limitandola fortemente.
Sull’origine delle fobie specifiche ci sono diverse interpretazioni. Continue reading “Fobie e Paure”

Narcisismo sano o Narcisismo patologico?

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Il narcisismo è un elemento determinante ed ineliminabile nello sviluppo della personalità, in quanto consente la formazione e il mantenimento di un’identità unica e inconfondibile.
La personalità narcisistica è abbastanza comune nella cultura occidentale: la nostra è la società dell’immagine e valori per eccellenza sono la bellezza, il successo, il denaro e il potere. E’ spesso problematico determinare quali tratti indichino un disturbo di personalità narcisistico e quali tratti siano dei semplici adattamenti culturali. Come possiamo distinguere un narcisismo sano da uno patologico?

La personalità narcisistica può essere considerata lungo un continuum dallo stile narcisistico a livello adattativo, fino al disturbo narcisistico di personalità a livello patologico.
I narcisisti appaiono vanitosi, presuntuosi e snob; sembrano sicuri di sé ed egocentrici, tendono a dominare le conversazioni, a cercare ammirazione ed ad agire in modo esibizionista. Inoltre possono essere arroganti, permalosi e ipersensibili alle critiche. Continue reading “Narcisismo sano o Narcisismo patologico?”

Tristezza o Depressione?

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Il termine depressione viene usato nel linguaggio comune con un significato generico ed estensivo per dire che ci si sente giù di corda, fiacchi e scoraggiati. Ma il termine indica uno stato di malinconia che è patologico: chi è occasionalmente di cattivo umore, passa un momento transitorio in cui sente di avere poche energie non è realmente depresso.

Bisogna fare attenzione a non confondere la depressione come condizione clinica con la tristezza normale o con la demoralizzazione. Tristezza e demoralizzazione sono il comune dolore che coglie l’essere umano quando un avvenimento avverso colpisce la sua esistenza precaria, o quando la discrepanza tra la vita com’è e come potrebbe essere diventata il centro della sua riflessione. Continue reading “Tristezza o Depressione?”

Momenti di Crisi

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Termine di origine greca (scelgo, discrimino, separo, decido). In ambito psicologico si riferisce ad un momento della vita caratterizzato dalla rottura dell’equilibrio precedentemente acquisito e dalla necessità di trasformare gli schemi consueti di comportamento che si rivelano non più adeguati.

K. Jaspers definisce la crisi come un punto di passaggio dove “tutto subisce un cambiamento subitaneo dal quale l’individuo esce trasformato, sia dando origine ad una nuova risoluzione, sia andando verso la decadenza”.

In psicologia clinica si distinguono le crisi evolutive o di sviluppo intrinsecamente legate alla crescita di ogni individuo, come l’adolescenza, la menopausa, ecc, e le crisi accidentali come una malattia, la perdita di una persona cara o un cambiamento repentino nel lavoro.
Le crisi evolutive assumono diversi significati a seconda del contesto culturale in cui si presentano, le crisi accidentali invece riguardano tutte quelle situazioni di vita il cui irrompere improvviso può minacciare l’equilibrio psicologico raggiunto dall’individuo. Continue reading “Momenti di Crisi”

Il Perfezionista

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“Tendenza a chiedere a se stessi o agli altri delle prestazioni al massimo delle proprie o delle altrui disponibilità se non al di sopra delle rispettive capacità allo scopo di soddisfare delle aspirazioni che la psicoanalisi vede originate dalle ambizioni dei genitori (perfezionismo parentale) e poi introiettate dall’ideale dell’Io che si fa esigente nei confronti dell’Io, con la possibilità di generare una situazione conflittuale tra le mete prefissate e le possibilità a disposizione per attuarle.” (Dizionario di Psicologia, Umberto Galimberti)
Il perfezionismo è una spinta a dare il meglio di sé, in quantità adeguate aiuta a concentrarsi sugli obiettivi e a realizzarli con efficacia. La voglia di far bene ci spinge all’autorealizzazione. Continue reading “Il Perfezionista”

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo

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La personalità ossessivo-compulsiva può essere collocata lungo un continuum in cui ad una estremità si parla di stile ossessivo-compulsivo, caratterizzato da tratti adattativi e funzionali, all’altra estremità invece, più vicina al versante patologico, si trova il disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.

 

Nello stile ossessivo :

  • le persone vogliono completare bene compiti e progetti senza imperfezioni;
  • sono fieri di eseguire bene i lavori in tutti i dettagli;
  • tollerano la possibilità che le cose siano fatte in modi diversi;
  • sono dediti al lavoro e capaci di sforzi intensi;
  • valutano attentamente le alternative prima di prendere decisioni;
  • sono generalmente attenti, parsimoniosi e cauti, ma capaci di generosità;
  • sono un po’ riluttanti a gettare oggetti;

Continue reading “Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo”

Lo Stress

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Un pregiudizio diffuso è che lo stress sia una condizione solo nociva e che debba essere evitato. In realtà quando è legato ad una attività intensa, ma anche piacevole, creativa e soddisfacente è benefico. E non può essere evitato, anzi la sua totale assenza porterebbe anche ad una eccessiva carenza di impulsi necessari alla vita; quello che va evitato è lo stress eccessivo.
Lo stress è una condizione aspecifica che permette all’organismo di rispondere ed adattarsi alle sollecitazioni (agenti stressanti). Si capisce quindi come abbia l’ importante funzione di consentire l’attivazione quando le circostanze lo richiedono; fino ad un certo livello l’attivazione è ottimale, migliorando le capacità di concentrazione, apprendimento e memoria. Quando invece c’è un accumulo continuo di stimoli stressanti l’attivazione fisiologica e psichica diventa eccessiva, gli sforzi diventano esagerati ed inefficaci. Continue reading “Lo Stress”

La Rêverie

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Il termine rêverie significa sognare, fantasticare; è usato da Bion per indicare lo stato mentale della madre con il suo bambino. Si tratta di uno stato in cui la madre è pervasa da ciò che immagina sia la vita interiore del bambino. Questo è lo strumento con cui la madre accoglie e comprende le comunicazioni affettive del bambino: così è in grado di contenere e modificare l’intensità della vita affettiva del piccolo e lui impara a gestire con maggiore competenza stati emotivi di particolare intensità. La rêverie è quindi la capacità della madre di ricevere le impressioni emotive e sensoriali del bambino, e di elaborarle in una forma che la psiche del neonato possa reintroiettare e assimilare. Continue reading “La Rêverie”