Cambiare, rimanendo se stessi

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Nella concezione della mente di Bromberg le molteplici configurazioni degli stati del Sè, nel loro alternarsi, sono viste come una caratteristica costitutiva, non patologica, dell’essere umano.
La relazione terapeutica è vista, di conseguenza, come un luogo di intreccio e interazione tra le multiple realtà di entrambi i partecipanti, paziente e terapeuta.
I diversi stati del Sé, propri di ogni individuo, sono in relazione dialettica, un movimento continuo tra separatezza e unitarietà; il funzionamento è  ottimale quando i diversi stati del Sè possono  negoziare e comunicare con gli altri stati del Sé, così il soggetto ha la sensazione di un Sé unitario. L’illusione  di  possedere  un  Sé  integro  ed  unitario è sana e  svolge  un’importante  funzione psicologica adattiva.Nel pensiero di Bromberg la dissociazione caratterizza la vita mentale di tutti gli individui, la differenza con la patologia sta nella quantità di aree che restano dissociate; va da una sana capacità di fluttuare e mantenere un senso di unità nelle aspetti multipli del Sé all’uso troppo rigido e massiccio della dissociazione come difesa, che ha lo scopo di disconnettere la mente, per non percepire ciò che è avvertito come insostenibile per il Sé. In quest’ottica la salute  è “la capacità di rimanere negli spazi tra realtà diverse senza perderne alcuna. Questo è quello che ritengo significhi accettazione del sé, la capacità di sentirsi uno in molti”.
Nel dialogo psicoterapeutico le molte voci del Sè del paziente  e del terapeuta cercano di esprimere diverse versioni del Sè, a volte anche disconnesse tra loro. Bromberg usa la metafora dello “stare tra gli spazi”, tra queste molteplici versioni, in modo flessibile, costruendo come dei ponti; questa è per lui l’essenza del lavoro terapeutico, ricreare connessioni e integrazioni tra psiche e soma, tra affetto e pensiero, tra stati del Sè che prima erano isolati, in un processo evolutivo.
E’ necessaria la creazione di un ambiente interpersonale con un coinvolgimento e una partecipazione affettiva autentica del terapeuta, che sappia lasciarsi trasportare nelle interazioni cruciali per il paziente, ma che resti sempre un ambiente abbastanza sicuro,  dove uno shock anche se imprevisto sia contenibile, quindi non traumatico ma gestibile.
Il terapeuta permette in questo ambiente relazionale di sperimentare delle “sorprese sicure” in cui aspetti dissociati possono essere reintegrati e diventare più regolabili affettivamente. Il terapeuta aiuta il paziente a sperimentare le esperienze che vengono percepite come una potenziale inondazione affettiva, favorendo un vissuto di sicurezza e la capacità di padroneggiarle.
I pazienti hanno bisogno di essere capiti e di ricevere spiegazioni su come sono fatti, ma soprattutto hanno bisogno di essere conosciuti e riconosciuti.
Paziente e terapeuta devono trovare parole che diventino significative per entrambi, in quello specifico contesto relazionale, così che possa costruirsi una realtà transizionale, in modo ricco e sicuro, e dare luogo ad una crescita duratura. Un trattamento psicoanalitico di successo ripara una capacità danneggiata di regolazione affettiva attraverso una comunicazione affettiva e cognitiva tra paziente e terapeuta che facilita lo sviluppo dell’intersoggettività.

Ogni paziente vive il desiderio di cambiare ma di restare se stesso, a volte addirittura il cambiamento, che comporta inevitabilmente una cera dose di incertezza, è visto con timore,  si teme di perdere parti importanti di sè, o di scoprire aspetti troppo spiacevoli o dolorosi.  L’obiettivo del lavoro psicoterapeutico è far sì che il paziente possa giocare, e sperimentare piacere, nel costruire un’esperienza più flessibile di sè, che egli senta reale ma nel contempo portatrice di una sua impronta creativa. Una relazione flessibile fra stati del Sé attraverso l’uso della dissociazione normale è ciò che permette a un essere umano di affrontare le richieste sempre mutevoli della vita con creatività e spontaneità; è ciò che conferisce a un individuo la capacità di negoziare tra carattere e cambiamento: di rimanere se stesso nel cambiamento.
Il paziente dovrebbe arrivare a potersi sentire libero di mettere in gioco nuovi modi di essere, senza il timore di perdere la continuità di sentirsi se stesso.
Le persone cercano il riconoscimento sia di ciò che sono, sia di quel che sentono di poter diventare; hanno bisogno di essere riconosciute per qualcosa di vecchio e anche per qualcosa di nuovo.
Il nucleo centrale della crescita terapeutica di ogni paziente è la negoziazione tra la sicurezza per il Sè e la sicurezza del legame di attaccamento con l’Altro significativo. Secondo Bromberg, affinchè la terapia abbia successo, la relazione paziente-terapeuta deve essere percepita come sicura ma non perfettamente sicura. Nel lavoro terapeutico devono poter accadere non sintonizzazioni, fallimenti e riparazioni perchè da questi potrà svilupparsi qualcosa di nuovo, il passato può essere rivissuto e ricollegato col presente, in modo “sicuro ma non troppo sicuro”, abbastanza da permettere di fare un’esperienza simile ma diversa, che porta continuità ma anche novità.
Queste “sorprese sicure” emergono da ciò che terapeuta e paziente fanno insieme, in modo inaspettato, in quello spazio intermedio tra spontaneità e sicurezza, dando avvio al processo di cambiamento.
Il cambiamento che cerchiamo in terapia non è semplicemente una modificazione del comportamento esterno o della comprensione cognitiva. Si tratta di un cambiamento strutturale, una riorganizzazione del Sè che permetta una migliore realizzazione ad un livello sempre più elevato di funzionamento sia personale che relazionale.

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